
La canzone è una rock-ballad, che partendo dall’omaggio verso i due grandi campioni e dal lutto per la scomparsa di Gianluca Vialli, diventa il pretesto per una riflessione sulla vita.
“E’ un pezzo che parla sì di Vialli e Mancini, ma soprattutto del valore dell’Amicizia, di cosa possono fare le persone quando si uniscono davvero per un comune obiettivo al di là degli egoismi, ovviamente non solo nello sport – dice Piergiorgio – e in questo senso le figure di Fantozzi e Filini, citati nella canzone, rappresentano l’esatto opposto, ovvero una triste unione di solitudini”.
La canzone parte da un classico pianoforte e voce e si sviluppa in un bel crescendo fino ad un finale più deciso e coinvolgente, con alcuni versi che ammiccano all’emozione collettiva, in cui la metafora calcistica viene utilizzata per raccontare la nota vicenda di Gianluca Vialli: “E il destino è un arbitro impazzito / che si inventa un rigore a tempo scaduto”. Testo e musica sono di Piergiorgio Tedesco, l’arrangiamento è firmato da Simone Ferrero e la produzione è del Ciabot Studio di Carignano (To); la bella illustrazione di copertina, che ritrae due persone che ricordano proprio l’iconico abbraccio tra Vialli e Mancini, è stata realizzata da Luigi Bicco, mentre il lyric video è firmato da Tommaso Sgrizzi.

L’INTERVISTA
1) Ciao Piergiorgio, parlaci di te
Sono un “vecchio ragazzo” di cinquant’anni suonati a cui piace scrivere canzoni, proporle al pubblico e giocare con la musica. Ma sono anche una persona che da una trentina d’anni si alza al mattino per andare a lavorare.
2) Raccontaci dei tuoi inizi nella musica
Qui torniamo al paleolitico! Scherzi a parte, gli inizi risalgono agli anni ’80, quando ho scritto le prime canzoni, inciso i primi brani e suonato con alcuni gruppi. Poi, verso la fine del decennio, con alcuni amici abbiamo fondato la compagnia musico-teatrale “+ttosto di stare a casa”, nel periodo in cui andava di moda il genere demenziale. Ho smesso comunque per molti anni: credevo, sbagliando, che crescere significasse dedicarsi ad altro, ma per fortuna sono rinsavito ed ho ricominciato a suonare e scrivere canzoni anche più convinto di prima. E quindi, eccomi qui!
3) Parlaci del tuo ultimo album “Exit Strategy”
Exit Strategy è un EP composto da 7 canzoni con situazioni musicali piuttosto diverse che spaziano dal punk rock al country fino ad un sound decisamente più cantautorale nel senso classico del termine. Concettualmente rappresenta la ricerca di una via di uscita dalla realtà che in questi anni si è fatta più dura per tutti tra pandemia, guerre, insicurezza sociale, analfabetismo di ritorno e governanti quantomeno discutibili. Manca però una consapevolezza collettiva e ciascuno insegue la propria salvezza individualmente: come scrivo nella title-track, parafrasando Giorgio Gaber “Libertà è solo il volo del moscone…”.
4) Quali collaborazioni avresti voluto inserire all’interno del tuo disco?
Vorrei dire che sono molto felice delle collaborazioni in essere, a cominciare da quella con Simone Ferrero che ha firmato gli arrangiamenti e prodotto gli ultimi album; poi non posso non citare Brian Allan che suona la chitarra (con cui ci frequentiamo e suoniamo proprio dagli anni ’80 e dai tempi dei +ttosto di stare a casa) oppure dimenticarmi di Edoardo Luparello che suona la batteria. Per me sono il top!
5) Il miglior ricordo della tua carriera
Per fortuna ce n’è più di uno, a cominciare da certi concerti (purtroppo negli ultimi tempi non ne ho fatti molti per ragioni personali) venuti molto bene che hanno trasformato quelle serate in momenti magici. Poi, ogni volta che esce un album oppure un pezzo nuovo, c’è sempre una particolare emozione.
6) Il tuo sogno più grande
Mi piacerebbe poter vivere delle mie canzoni, ma questo purtroppo è irrealizzabile. Poi mi piacerebbe vedere un mio brano cantato da qualche grande interprete della canzone italiana e siccome i sogni sono gratis, diciamo Fiorella Mannoia.
7) Come Vialli e Mancini” è invece il tuo ultimo singolo: cosa ha ispirato il brano?
La canzone è nata subito dopo la scomparsa di Gianluca Vialli, sulla scia emotiva di quell’evento che ha logicamente toccato un pò tutti, Ma il brano, oltre a celebrare due grandi Campioni, è soprattutto un inno al meraviglioso potere dell’Amicizia, quel legame speciale che trasforma le persone e le unisce in una vera squadra, ovviamente non solo nello sport..
8) Parlaci delle produzioni che hai effettuato in questi anni, cosa ti ha ispirato?
Per me l’ispirazione è sempre un mistero, o comunque un grande calderone fatto di eventi collettivi, vicende personali, lettura della realtà, lavoro, emozioni e sentimenti da cui attingo di volta in volta, anzi per lo più mi sembra che siano proprio questi elementi che mi vengono a cercare. Insomma una sorta di vulcano spesso in eruzione, emotivamente non sempre facile da gestire.
9) Sei stato influenzato da qualche artista in questi anni di lavoro?
Io sono cresciuto a pane e cantautori, a casa mia negli anni ’70 si ascoltavano i vari De Andrè, Guccini, De Gregori quando il cantautore era considerato una sorta di eroe e, come cantava Bennato “la chitarra era una spada…”. Poi logicamente sono venute tante altre cose ed altri ascolti, ma l’imprinting è stato quello. Venendo ai giorni nostri, se devo indicare un artista che stimo particolarmente per la poesia e la freschezza delle sue canzoni, ti direi Samuele Bersani.
10) Grazie per essere stato con noi
Innanzitutto grazie a voi per l’interesse; ai vostri lettori propongo di rimanere in contatto seguendo le mie pagine social per scoprire le canzoni sin qui pubblicate e le novità che ci saranno spero già a partire dalla seconda parte dell’anno. E poi auguro a tutti di trovare insieme la propria Exit Strategy!