
“Elsewherever”, la versione in lingua inglese del primo EP di Cristian Albani (Cesena, 1996), intitolato “Altrovunque” in lingua italiana.
Questa versione inedita dell’EP di Albani, concepito come una raccolta antologica che ripercorre i singoli usciti negli ultimi anni, vede nuovi testi tradotti e riadattati in inglese dal cantautore stesso, che desidera proporre un prodotto musicale di sempre maggiore rilevanza sul mercato europeo ed internazionale.
Nelle parole dell’artista: «Ho confezionato questi brani motivato da un desiderio di sperimentare continuamente, districandomi tra influenze artistiche e flussi della vita. Tra un brano e il successivo ho infatti vissuto diverse esperienze trasversali, tra cui produzioni di videoclip, arrangiamenti live, esperienze discografiche e percorsi lavorativi paralleli, oltre che di studio. Ho imparato a stare al contempo “elsewhere”, in raccoglimento creativo e in sognante distacco dal mondo fisico, e “wherever”, cioè dovunque nel mondo mi portino quelle dinamiche concrete che permettono al mio progetto di realizzarsi. Il desiderio di adattare la mia penna a diversi materiali linguistica deriva proprio dal bisogno di rendere accessibili i miei contenuti artistici ad un pubblico sempre più ampio.»
L’INTERVISTA
1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlaci te.
Ciao a voi e grazie dell’invito! Mi chiamo Cristian Albani e sono un cantautore e compositore di Cesenatico, in Romagna. Il mio è un progetto indipendente, alla ricerca di un’estetica eterea e nostalgica, tra folk italiano e straniero, post-rock, indie pop e synth wave.
2) Raccontaci del tuo nuovo lavoro discografico, da quando hai iniziato a lavorarci?
Il mio nuovo lavoro si chiama “Elsewherever”, ed è il mio primo EP in lingua inglese. Si tratta di un adattamento di un EP già uscito in lingua italiana e intitolato “Altrovunque”. Prima la tracklist si è articolata in forma di singoli che sono usciti a partire dal 2021. Nel frattempo ho elaborato queste versioni in lingua inglese per lanciare il progetto anche nel mercato internazionale. Il desiderio di adattare la mia penna a diversi materiali linguistici deriva da un bisogno di rendere accessibili i miei contenuti artistici ad un pubblico sempre più ampio, e che possa fruire della mia scrittura senza barriere culturali.
3) Nelle tue canzoni ti piace raccontare storie vissute in prima persona o immaginarie?
Le mie canzoni sono spiragli di vita interiore che spesso non hanno coordinate spazio-temporali ben precise. Mi piace esprimermi con metafore e simbologie interpretabili in modo personale e disancorate dalla realtà concreta, come se ogni testo si presentasse come una sorta di profezia emozionale per l’ascoltatore. Ogni brano scaturisce da un vissuto emotivo forte, che può derivare sia da esperienze sia proprie, sia acquisite a livello empatico da sogni o racconti di altre persone.
4) L’artista con cui vorresti collaborare? Sia nazionale che internazionale.
Mi piacerebbe tanto lavorare con i grandi producer dell’ambito neo-folk e dream pop, che sono i generi che cerco di portare dalla scena internazionale. Bon Iver, James Blake e SOHN sono tra i miei preferiti a livello globale, e se potessi metterei subito le mie canzoni nelle loro mani magiche.
5) Per te la musica cos’è? Cosa riesce a darti emotivamente?
La musica per me è una dimensione sovrannaturale in cui espandere la mia interiorità, in cui creare percorsi e intessere connessioni. La musica meglio fatta è per me quella che fai più fatica a descrivere con il linguaggio del mondo reale, quella che ti rapisce e ti porta fuori da se stessa.
6) Prima di uno spettacolo, qualche istante prima di entrare in scena, quali sono le tue sensazioni?
Prima di salire sul palco sento sempre il peso della responsabilità verso il mio pubblico e verso le canzoni che porto. Ogni brano è un piccolo mondo di concetti ed energie che va strutturato prima dentro, solo dopo può uscire fuori. L’esibizione è come se evocasse qualcosa di metafisico che prende il sopravvento, e in quel momento il tuo corpo è un mero conduttore di un flusso. Se chi mi ascolta è in grado di creare una connessione empatica, questo flusso diventa sempre più potente ed efficace.
7) La frase del tuo nuovo brano che il pubblico dovrebbe portare sempre con sé?
La mia frase preferita del brano “Recollection” è: “the spaces in between are places of delusion.” Bisogna ricordarsi che certe dinamiche di presenza/assenza nei rapporti con le persone creano illusioni e idealizzazioni che spesso ci traggono in inganno. Finché ci dobbiamo scrivere sopra una canzone va tutto bene, quando diventa la nostra realtà quotidiana dobbiamo andarci molto cauti.
8) Grazie per essere stato con noi, è stato un vero piacere.
Grazie al pubblico Musica Magazine, spero di potervi presentare ancora nuova musica il prima possibile. Seguitemi sui social come @albanimusic – a presto per altre novità!