
Gli EEF (Early Ettringite Formation) sono un quintetto marchigiano che fonde rock, funk, jazz e fusion in una miscela sonora unica. La band nasce dall’incontro tra Mattia Leoni (batteria) e Umberto Ferretti (chitarra), ai quali si aggiungono nel tempo Edoardo Gili (voce), Giovanni Golaschi (basso) e Leonardo Rosselli (sassofono).
L’INTERVISTA
1. Cosa rende speciale l’atmosfera di un vostro concerto e come pensate che questo album la rappresenti?
Credo che riusciamo a dare il meglio di noi stessi proprio sopra un palco, specialmente se si tratta di un festival come il MAF. Fin da subito, abbiamo avvertito, all’unisono, una carica speciale, forse dettata dal pubblico scalpitante e numeroso, forse dalla piacevole brezza estiva. C’è da dire, poi, che in tutti i nostri concerti, amiamo farci ispirare, improvvisare, rivoluzionare i nostri brani; insomma non suoniamo mai due volte la stessa cosa. D’altra parte, è quello che dovrebbe essere un concerto rock! Troviamo che la sfera dello studio e del live siano ben distinte e che vadano affrontate con un approccio differente.
2. Avete scelto una tracklist che include brani da “Horror Vacui” e “What EEF?”. Quali criteri avete usato per selezionare le canzoni?
Nell’agosto 2023, quando si è svolto il concerto, avevamo già registrato il nostro secondo album “What EEF”, ma era ancora inedito. Decidemmo, in ogni caso, di selezionare una scaletta mista anche per testare i nuovi brani con il pubblico, che devo dire sembra aver apprezzato molto.
3. C’è una performance nell’album che ritenete particolarmente memorabile? Se sì, quale e perché?
Credo che ognuno abbia la sua preferita, è difficile da dire perché ogni brano ha un elemento che lo rende speciale. Se proprio dobbiamo menzionarne qualcuna, direi “Gotta Get Ya Out” e “Reloaded Mind” che sono proprio in mezzo alla scaletta e evidenziano bene la nostra vena estemporanea del live che dicevo prima. Vorrei anche ricordare l’intro di “That’s my girl”, la prima traccia, che abbiamo inventato lì per lì e che, con tre accordi d’impatto, mette subito le cose in chiaro.
4. Edoardo Gili è entrato nella band dopo il primo album. Come ha influenzato il vostro sound e la vostra energia dal vivo?
Edoardo e l’ultimo arrivato, anche se ormai sono già passati 4 anni insieme. Lui è il nostro frontman, oltre a cantare con estrema precisione tutte le complesse linee vocali, deve interagire con il pubblico, devo dire con sagacia, magari per presentare un brano o per colmare delle pause tecniche di noi strumentisti.
5. Se doveste descrivere “Live at MAF” in tre parole, quali scegliereste?
Potenza. Qualità. Coesione.