Salvatore Manuele Iervolino ci racconta la sua musica

Salvatore Manuele Iervolino è un chitarrista e compositore italiano, di 19 anni. 

Dopo i primi studi di chitarra classica, si è dedicato interamente alla composizione ed alle mille sonorità della chitarra elettrica.

Traendo grande ispirazione dal rock-blues degli anni 60’/70’/80’, cerca di riproporre tale genere in un’ottica moderna.

“Astral Projection”, il suo primo EP strumentale. Può essere considerato un viaggio trascendente attraverso sonorità rock-psichedeliche. Questo album propone atmosfere ereditate da leggendari chitarristi del passato, con chiari riferimenti a Jeff Beck e George Harrison.

L’INTERVISTA

1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlaci di te.

Ciao, grazie a voi per l’opportunità. 

Mi chiamo Salvatore e sono un chitarrista e compositore di 19 anni.

2) Racconta degli inizi nella tua musica.

I miei inizi nella musica sono stati un viaggio ricco di esplorazioni e scoperte. Per diversi anni mi sono avvicinato a generi molto diversi tra loro, spaziando dal rock al funk, passando per il blues e molti altri ancora. Ogni stile mi ha lasciato qualcosa: un suono, un’energia, un modo di pensare e vivere la musica.

Con il tempo, però, è cresciuto dentro di me il bisogno di andare oltre l’ascolto e l’interpretazione di ciò che già esisteva. Sentivo l’urgenza di esprimere qualcosa di mio, qualcosa che potesse racchiudere tutte quelle influenze ma allo stesso tempo parlare con una voce personale e autentica.

Così è nata la mia musica, costruita sulle fondamenta del passato ma orientato verso una visione sonora che fosse davvero mia. 

3) Cosa ti piacerebbe comunicare al pubblico, quali emozioni vorresti trasmettere?

Quello che mi piacerebbe davvero comunicare al pubblico, attraverso la mia musica, è la possibilità di vivere un’esperienza che vada oltre l’ascolto. Vorrei che ogni singolo brano diventasse un portale verso un’altra dimensione, lontana dalla nostra realtà.

Ogni pezzo è pensato per evocare immagini, sensazioni, ricordi o sogni (come una colonna sonora personale per ciascuno).

Non mi interessa tanto spiegare o imporre un significato, quanto piuttosto aprire uno spazio dove ognuno possa ritrovare qualcosa di sé.

4) Quali artisti ti piacerebbe coinvolgere in un tuo progetto discografico?

Ci sono diversi artisti che ammiro profondamente e che mi piacerebbe coinvolgere in un mio progetto discografico, sia per il loro approccio unico alla musica, sia per il modo in cui riescono a trasmettere emozioni autentiche.

A livello internazionale, mi piacerebbe tantissimo collaborare con Julian Casablancas. La sua voce e il suo stile visionario, che spazia tra rock, elettronica e sperimentazione, rappresentano esattamente quel tipo di contaminazione sonora che cerco nei miei progetti. Anche Luke Steele, con la sua estetica onirica e la capacità di creare atmosfere surreali, sarebbe un sogno: il suo lavoro con Empire of the Sun è stato per me fonte di grande ispirazione. Infine, Richard Ashcroft, per la sua profondità lirica e l’intensità emotiva che porta in ogni brano; credo che con lui sia possibile costruire qualcosa di estremamente autentico e carico di significato.

Restando in Italia, ci sono artisti che sento molto vicini al mio modo di intendere la musica. Napoleone, per esempio, ha un linguaggio fresco e una sensibilità melodica che trovo davvero affascinanti. Francesco Bianconi, con la sua poetica elegante e la capacità di raccontare l’animo umano in modo crudo e raffinato allo stesso tempo, sarebbe perfetto per un progetto più introspettivo. E poi Ermal Meta, lavorare con lui significherebbe portare in musica emozioni dirette e senza filtri.

Questi nomi rappresentano mondi diversi, ma complementari.

5) Il miglior ricordo della tua carriera?

Uno dei ricordi più belli, e forse il migliore fino ad ora, risale ad agosto 2024, quando ho avuto l’onore di vincere il Premio per la “Miglior Interpretazione” al Festival Nazionale Botteghe D’Autore. È stato un momento davvero speciale, non solo per il riconoscimento in sé, ma per tutto ciò che rappresentava.

Sul palco, insieme a me, c’erano dei compagni di viaggio splendidi, musicisti e amici con cui ho condiviso ogni emozione di quella serata.

6) Prima di uno spettacolo, qualche instante prima di entrare in scena, quali sono le tue sensazioni?

Prima di uno spettacolo, qualche istante prima di entrare in scena, le sensazioni sono intense e concentrate. Sento un’ondata di adrenalina che si accumula dentro di me, una tensione che cresce man mano che si avvicina il momento dell’esibizione.

Questa adrenalina non è negativa, anzi, è parte integrante del rituale. È ciò che mi tiene vigile, presente, connesso con quello che sto per fare. Ma non viene rilasciata subito, rimane lì compressa, fino a quando non metto piede sul palco. È solo in quel momento che tutto si scioglie e ciò che prima era tensione diventa pura espressione. 

7)Uno dei tuoi brani che il pubblico dovrebbe portare sempre con sé?

Uno dei miei brani che spero il pubblico porti con sé è “Breath”. È un pezzo che ha un significato profondo per me, perché nasce da un bisogno autentico: quello di creare uno spazio di quiete, di tranquillità, in mezzo al caos quotidiano che tutti viviamo.

Un invito a fermarsi un attimo, a chiudere gli occhi, e a ricordarsi di respirare. In un mondo che corre veloce, che ci spinge sempre a fare di più, a essere ovunque e in mille direzioni, questo brano strumentale vuole essere un piccolo rifugio. È stato pensato per accompagnare chi ascolta in quei momenti in cui serve rallentare, ritrovare il centro, ricollegarsi a sé stessi.

8 ) Grazie per essere stato con noi.

Grazie a voi per avermi accolto, è stato un vero piacere poter condividere un po’ del mio mondo con tutti voi.

Un saluto caloroso a tutto il pubblico di Musica Magazine: continuate a cercare, a scoprire, a lasciarvi emozionare. A presto!

Pubblicato da Musica Magazine

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