“SPAIATO” il nuovo singolo di JACK NUR

Dice l’artista:

Spaiato il mio nuovo singolo é un brano che racconta un dialogo. Questo dialogo metaforico avviene tra due bambini che sono fratelli: il primo bambino sta cercando il suo posto in un mondo che non lo accetta e in cui non ha amici al di fuori dei suoi fumetti. Il secondo bambino in realtà non é mai nato, é solo un riflesso in uno specchio d’acqua, e questo lo fa stare tremendamente male. Per affrontare i loro rispettivi problemi i due bambini si consolano, ed ad un certo punto l’anima che i due bambini condividono si personifica e inizia a parlare anche essa con loro. 

Spaiato racconta una mia storia personale tramite delle metafore continue. 

É un brano indie con sonorità rock, pop ed elettroniche.

Ho suonato personalmente quasi tutti gli strumenti presenti nel brano, fatta eccezione per la batteria (Luca Gobbi), qualche chitarra elettrica (Giuliano Dottori) ed i cori che impersonano l’anima dei due bambini (Rossana de Pace).

L’INTERVISTA

1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlaci te.

Ciao, mi chiamo Giacomo Nur in arte Jack Nur. Classe 2006, ho appena compiuto diciotto anni (non so ancora se purtroppo o per fortuna) e sono un artista marchigiano. Il mio secondo nome Nur è una parola araba che significa luce, ed il mio pseudonimo nasce come unione dei due soprannomi che mi porto dietro da tutta la vita ovvero Jack e Nur appunto. Sono un cantante, polistrumentista ed autore di tutti i brani che scrivo.

2) Racconta degli inizi nella tua musica.

Ho iniziato ad approcciarmi alla musica fin da quando ero piccolo. Nella mia famiglia la musica è sempre stata un aspetto importantissimo nelle nostre vite, un membro stesso della famiglia quasi, tanto che per me è come una seconda mamma. Mio padre ha suonato per molto tempo in svariate band come tastierista, per poi mollare definitivamente la carriera da musicista. Suo fratello (mio zio), al contrario, ha intrapreso una carriera da artista come cantautore e come membro degli Amor Fou, ed ha da poco fatto uscire il suo ultimo album. Lui e mio padre sono stati i miei primi modelli musicali: mio padre mi ha insegnato intorno ai 9 anni a mettere le mani su un pianoforte e mio zio mi ha aiutato molto nell’inizio del mio percorso artistico, spiegandomi per esempio regole di metrica o armonia per iniziare a scrivere. Da lì ho poi iniziato a studiare pianoforte classico e successivamente jazz, e successivamente a suonare la chitarra, il basso e cantare, tutto da autodidatta. Ho passato gran parte della mia infanzia a suonare assieme ai miei due cugini e mia sorella, in quanto ognuno di noi aveva appena iniziato a studiare uno strumento e avevamo fondato un gruppetto per divertirci e “jammare” insieme. Era un po’ il nostro modo di giocare. 

3) Cosa ti piacere comunicare al pubblico, quali emozioni vorresti trasmettere?

Al pubblico ho sempre cercato di comunicare ciò che ho vissuto e provato nella mia vita. Le mie canzoni sono un po’ lo specchio di storie, belle e brutte, che in qualche modo mi rappresentano. Tramite le mie canzoni vorrei far entrare le persone in un mio mondo molto intimo, che possa in qualche modo rispecchiare le vite di chi mi ascolta; perché io credo che fare propria l’arte sia il vero motivo per cui ascoltare musica o guardare film o visitare musei.

4) Quali artisti ti piacerebbe coinvolgere in un tuo progetto discografico?

Ce ne sono tantissimi. Io ascolto veramente tutto e amo alla follia artisti di ogni genere. Passo dal jazz alla trap, dal britpop alla musica classica. Vi do tre nomi esteri e tre nomi italiani. In Italia, un giorno, nei miei sogni più irrealizzabili, vorrei collaborare con Marracash, Nayt o Venerus: questi i primi tre che mi vengono in mente. Dall’estero probabilmente gli Arcade Fire, Kendrick Lamar come quota rap e vi do una chicca di nicchia direttamente dalla Francia, ovvero il rapper Le Dé.

5) Il miglior ricordo della tua carriera?

Fermo restando che la mia carriera è appena iniziata, probabilmente al momento, paradossalmente, vi dico l’uscita del mio ultimo singolo Spaiato. Questo perché è una canzone per me molto importante, che mi ha accompagnato sia come lavorazione, sia come scrittura per molto tempo; e sono veramente felice che la gente (soprattuto le persone a cui voglio bene) possa finalmente ascoltarla. 

6) Prima di uno spettacolo, qualche instante prima di entrare in scena, quali sono le tue sensazioni?

Dipende dal tipo di spettacolo. Di solito come linea di massima cerco di essere il meno terrorizzato possibile, e cerco di farmi amico il pubblico con qualche battuta appena arrivo sul palco.

7) La frase del tuo brano che il pubblico dovrebbe portate sempre con sé?

In Spaiato ci sono parecchie frasi che ho scritto e che mi piacciono molto. Forse le due che prese in modo totalmente estemporaneo riuscirebbero comunque a rappresentare una persona sono “Posso sognare di essere più forte e più amato, Libero nel corpo freddo in cui sono nato”; o ancora “ C’è della poesia anche in chi è perfetto”. Quando ascoltate una canzone cercate di capirne all’inizio il significato propriamente personale dell’artista, e poi (come ho già detto prima) cercate di fare vostri degli aspetti del brano. Queste due frasi secondo me sono le due più significative.

8) Grazie per essere stato con noi.

Grazie mille a voi, è stato un piacere. 

Pubblicato da Musica Magazine

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