
1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlateci di voi.
Ciao! Siamo i Venti Settembre, una band padovana attiva dal 2018. Suoniamo un pop alternativo a volte confidenziale, a volte giocoso.
2) Raccontateci del nuovo lavoro discografico, da quando avete iniziato a lavorarci?
“Paesaggi dimenticati” è il nostro primo album. Undici canzoni la cui scrittura è iniziata nel 2019 e che finalmente possiamo condividere con chiunque abbia la curiosità di ascoltarle. È un disco indipendente dal sapore un po’ lo-fi, realizzato senza “producers” o arrangiatori esterni, in larga parte inciso in casa. A posteriori ci siamo resi conto che l’elemento emotivo che attraversa i brani è la nostalgia, spesso di tempi ed emozioni mai vissute.
3) Nelle vostre canzoni vi piace raccontare storie vissute in prima persona o immaginarie?
Nella scrittura i confini sfumano spesso. Un sentimento vissuto in prima persona può essere attribuito a un personaggio che nella canzone vive una storia solo immaginata. In generale ci piace raccontare il mondo e le persone intorno a noi, come facciamo per esempio in Tulipano, ne La Marcia dei Ratti o ne La Pazza. È anche una forma di reazione: ci sembra di vivere in un ambiente fin troppo concentrato sul racconto ininterrotto di sé e poco attento a tutto il resto.
4) L’artista con cui vorreste collaborare? Sia nazionale che internazionale.
Diciamo i Baustelle e Aurora.
5) Per voi la musica cos’è? Cosa riesce a darvi emotivamente?
Parlando della musica in generale, si tratta sicuramente della forma d’arte più straordinaria: si ascolta con l’udito, il senso più potente, ma si sente con un senso ulteriore che ha poco di fisico ed è più potente dei cinque sensi messi insieme. Quanto al fare musica, nel nostro caso si parla delle cosiddette canzonette: è sempre intensa l’emozione di riuscire a esprimere e trasmettere un concetto o un sentimento con parole semplici e qualche nota.
6) Prima di uno spettacolo, qualche istante prima di entrare in scena, quali sono le vostre sensazioni?
Di solito anneghiamo la classica ansia in qualche amaro. Tutto il resto è gioia. Purtroppo da qualche tempo le distanze geografiche tra noi ci hanno costretto a centellinare gli appuntamenti dal vivo, ma torneremo.
7) La frase del vostro nuovo album che il pubblico dovrebbe portare sempre con sé?
“Io stasera non vivo il paesaggio industriale”. Un imperativo che potrebbe spingerci a non considerare inevitabile l’alienazione contemporanea, le nostre città-parcheggi, le nostre anime-mezzi di produzione.
8) Grazie per essere stati con noi.
Grazie a voi! Buon ascolto e… Au revoir!
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