
L’INTERVISTA
Oggi abbiamo il piacere di incontrare Simone Noto, giovane artista trapanese classe 2004, noto con il nome d’arte ENNESYMO. Il suo nuovo singolo, “12 marzo”, è uscito da poco e porta con sé una storia toccante e personale. Il brano, scritto in memoria di suo nonno, esplora le emozioni legate alla perdita e offre un abbraccio musicale a chi sta attraversando momenti difficili. Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Simone del suo lavoro, della sua musica e del significato dietro questa canzone.
Ciao Simone, grazie per essere qui con noi. Raccontaci com’è nato “12 marzo” e qual è il suo significato.
Ciao a voi, è un piacere essere qui. “12 marzo” nasce da un’esperienza molto personale. La canzone è stata scritta a febbraio del 2024 e composta a gennaio a Milano, con l’aiuto del mio produttore Pietro Tripodi. L’idea del brano è partita da un gesto che ho fatto dopo la morte di mio nonno: scrissi un messaggio su un post-it, un pensiero per lui, e lo misi dentro la sua tomba. Volevo che volasse con lui, che fosse sempre con me, anche se fisicamente non c’era più. “12 marzo” è la mia way di comunicare con lui e di raccontare il dolore, ma anche di offrire una speranza a chi ascolta.
La canzone parla di un momento molto intimo. Puoi dirci di più sul testo e sulle emozioni che hai cercato di trasmettere?
Il testo di “12 marzo” nasce proprio da quella sensazione di vuoto che si prova dopo una perdita. Volevo che fosse un brano che parlasse a chi ha perso un caro, ma anche a chi ha bisogno di un po’ di conforto. La scrittura del post-it è stata un gesto di affetto che ho voluto condividere attraverso la musica. Ho cercato di trasmettere un mix di emozioni: il dolore, certo, ma anche la speranza che, nonostante tutto, chi amiamo non ci lascia mai davvero. La musica è stata per me un modo per dare forma a quei sentimenti, per restare in contatto con lui anche dopo la sua morte.
Hai avuto l’opportunità di lavorare con alcuni musicisti di talento per questo brano. Come è stato collaborare con Pietro Tripodi e Agata Fanzone?
Lavorare con Pietro Tripodi è stato un’esperienza incredibile. Lui ha capito subito l’emozione che volevo trasmettere con il brano e insieme abbiamo cercato di trovare il sound giusto, qualcosa che potesse avvolgere l’ascoltatore e farlo sentire vicino alla mia storia. Pietro è un produttore molto sensibile, e la sua capacità di cogliere le sfumature emotive della musica ha reso il lavoro ancora più speciale.
Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di collaborare con Agata Fanzone, una violinista trapanese di grande talento. La sua musica ha aggiunto una dimensione unica al brano. Il violino ha un suono che trasmette malinconia e speranza allo stesso tempo, ed è stato un elemento fondamentale per dare a “12 marzo” la giusta atmosfera. La sua partecipazione ha reso la canzone ancora più intensa.
“12 marzo” è un brano che parla di perdita, ma anche di speranza. Qual è il messaggio che speri di trasmettere a chi ascolta?
Il messaggio che voglio trasmettere con “12 marzo” è che la perdita fa parte della vita, ma non dobbiamo mai dimenticare che chi amiamo è sempre con noi, in qualche modo. La musica è la mia maniera di abbracciare chi sta attraversando un momento difficile, di dire che non sono soli. Spero che la canzone possa essere un conforto per chi ha perso una persona cara e che, attraverso il brano, possano sentirsi più vicini a loro, come se fosse un abbraccio.
Parliamo un po’ di te. Come ti sei avvicinato alla musica e cosa rappresenta per te?
La musica è sempre stata una parte importante della mia vita. Fin da piccolo, ho avuto una passione per il canto e la scrittura. Mi piaceva ascoltare i grandi artisti e immaginare di poter raccontare le mie storie attraverso la musica. Con il tempo ho cominciato a scrivere le mie canzoni, e da lì è nato il mio percorso. La musica per me è una forma di espressione, ma anche di connessione. È la mia via per comunicare ciò che non riesco a dire a parole, per dare sfogo alle emozioni e per entrare in sintonia con gli altri.
Cosa ti auguri per il futuro della tua carriera musicale?
Mi auguro di continuare a fare musica che arrivi alle persone, che riesca a parlare al cuore di chi l’ascolta. Vorrei crescere come artista, ma soprattutto vorrei che la mia musica potesse fare la differenza nella vita di qualcuno. Se riuscissi a toccare anche solo una persona con quello che faccio, sarebbe già una grande soddisfazione.
C’è un messaggio finale che vuoi lasciare a chi ascolterà “12 marzo”?
Voglio dire a chi ascolta “12 marzo” che la mia musica è un abbraccio, un gesto di conforto. So quanto possa essere difficile affrontare la perdita, ma voglio che sappiano che non sono soli. “12 marzo” è la mia maniera di dire che, anche nei momenti più bui, c’è sempre una luce, e che l’amore per le persone che ci sono care non scompare mai.
Grazie mille Simone per aver condiviso con noi la tua storia e la tua musica. In bocca al lupo per il tuo futuro musicale!
Grazie a voi, è stato un piacere raccontare la mia storia. Un abbraccio a tutti!
Simone Noto, in arte ENNESYMO, con “12 marzo” ci regala un brano intimo e profondo, capace di toccare il cuore di chi ha vissuto una perdita. Grazie alla sua musica, al supporto di Pietro Tripodi e al violino di Agata Fanzone, l’artista trasmette una riflessione sulla morte e sull’amore che resta, rendendo questa canzone un vero e proprio abbraccio per chi ha bisogno di conforto.