
Un sabato sera, una ragazza che balla, un drink di troppo e una città che sembra diventare qualcos’altro. “Roma è l’America”, il nuovo singolo di Riovale, è tutto questo: una notte sbagliata al momento giusto, dove si mescolano beat, confusione, emozioni non dette e quella voglia feroce di non sentire più niente.
Con una produzione elettronica dritta, pulsante, ipnotica, Riovale torna un anno dopo Barceloneta con un brano che racconta – con il tov sfacciato e piccante che lo contraddistingue – il malessere leggero ma continuo di una generazione che vive tra hype, FOMO e felicità ostentata. La cassa è dritta, il mood è estivo, ma il sottotesto è amaro: dietro ogni ballo, c’è il bisogno di sparire un po’.
“Roma è l’America è nata in una notte dove avevo bisogno di scappare, ma non c’era nessun posto dove andare. Solo un club, una lei, e un po’ di musica” ha raccontato Riovale. “È una canzone che sembra leggera, ma parla del peso di dover essere sempre ‘in forma’, sempre felici, sempre in giro. Quando invece, spesso, vogliamo solo starcene zitti, o scomparire. “Roma è l’America” è una provocazione”.
Il testo è crudo, diretto e senza filtro: “Barman, fammi quattro di tutto” diventa un mantra da pista da ballo, mentre frasi come “non voglio né vederla né sentirla” o “pensavo che era solo sesso, fino a che voleva conoscere i miei” raccontano senza romanticismi le relazioni affettive confuse di una generazione iperconnessa è sempre in ritardo sulle proprie emozioni.
L’INTERVISTA
1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlaci te e del tuo percorso musicale fino ad oggi
Ciaooo! Sono Riovale (Valerio al contrario, anzi al riocontra per capirci) faccio pop, sia nella versione happy del termine che in quella sad. Principalmente la musica che pubblico è più la classica che potresti sentire in radio come un “tormentone”, ma purtroppo non la senti per colpa dei testi abbastanza espliciti e anche perché non sono abbastanza famoso ancora, ma ci stiamo lavorando. Parlo di donne, di sogni e di me, usando una chiave provocatoria e ironica allo stesso tempo, che non sempre viene capita. Ma va bene così: nel bene o nel male, purchè se ne parli.
2) Raccontaci di “Roma è l’America” e di come è nata “Barceloneta RMX” in collab con Trepsol
Sono gli ultimi due singoli che ho pubblicato questa estate, entrambi prodotti da Alxndr Morou e realizzati in VSNR Label (il nostro studio di produzione audio/video) Il primo parla di una notte frenetica a Roma, dove può succedere di tutto e dove paragono la Capitale a l’America. La seconda, come si intuisce dal titolo, è il remix di un altro mio singolo “Barceloneta”. Nella traccia originale racconto di un mio weekend a Barcellona e in questo remix, invece, scendo più nel dettaglio parlando di una notte in particolare. Ho lasciato la seconda strofa a Trepsol e non potevo trovare artista migliore per dare un tocco di freschezza in più alla traccia.
3) Nelle tue canzoni c’è un immaginario chiaro: sono storie vissute in prima persona o immaginarie?
Sono contento che l’immaginario risulti chiaro, quindi grazie! Comunque non ho mai scritto nulla di non vero nelle mie canzoni e mai lo farò, ogni mio verso è real al 100%.
4) L’artista con cui vorresti collaborare?
Bella domanda! Allora, a livello italiano credo che Lazza in questo momento non abbia rivali, quindi mi piacerebbe collaborare con lui, e cercare in qualche modo di essere all’altezza. Sicuramente oltre che un onore, sarebbe un motivo di crescita sia personale che artistica.
5) Per te la musica cos’è? Cosa riesce a darti emotivamente?
Se dovessi rispondere a questa domanda in modo veloce risponderei che è una necessità. Se invece mi soffermassi meglio direi che amo ogni lato della musica: scrivere mi aiuta ad esprimermi, ad uscire da momenti difficili, a stare bene, a comunicare cose che non potrei dire in nessun altro modo. Ascoltarla, invece, accompagna ogni mia giornata, sono in cuffia praticamente da quando mi sveglio a quando vado a dormire.
6) Prima di uno spettacolo, qualche instante prima di entrare in scena, quali sono le tue sensazioni?
Sono molto sicuro di me, amo fare spettacolo, non sento nessun tipo di agitazione nell’esibirmi davanti ad un pubblico, anzi. Tante volte questo mio modo di fare viene scambiato per arroganza o per non essere umile, ma sono fatto così. Tendenzialmente le persone o mi amano o mi odiano, ma comunque non passo indifferente.
7) Una frase del tuo repertorio che il pubblico dovrebbe portare sempre con sé?
“OPLA’ RIO” È la mia tag vocale, un po’ come quando Blanco dice “Michelangelo” o Sfera dice “Money Gang” Quindi mi piacerebbe che quando una persona sentisse la mia tag, già sapesse cosa sta per succedere.
8) Grazie per essere stato con noi.
Grazie a voi per l’opportunità, che dire? Bellissimi vi mando un bacetto e ci vediamo sulle sponsor di Insta