“Paparazzi, Izakayas and Cowboys”, il nuovo progetto di Simone Sello

1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlaci di te.

Ciao e grazie a voi per l’invito! Sono un chitarrista, produttore e compositore italiano che da tempo vive a Los Angeles. Ho iniziato da ragazzino studiando violino, ma poi la chitarra è diventata la mia voce principale. Negli anni ho lavorato come musicista e produttore con artisti italiani e internazionali, da Renato Zero a Billy Sheehan, da Vasco Rossi a Disney passando per l’orchestra del Festival di Sanremo, fino ad arrivare ai miei progetti personali, dove cerco di fondere musica, immagini e tecnologia in un linguaggio unico.

2) Raccontaci del tuo nuovo lavoro discografico.

Il mio nuovo progetto si intitola “Paparazzi, Izakayas and Cowboys”. È un viaggio musicale che unisce atmosfere spaghetti western, rock/blues, surf e sonorità elettroniche retro-futuriste, con qualche suggestione giapponese. Ogni brano è come un capitolo di un film immaginario: la chitarra guida l’ascoltatore attraverso paesaggi desertici, notti al neon e scenari surreali. Sto pubblicando le tracce una alla volta, come episodi di una serie, e dal vivo il tutto prende forma in uno spettacolo multimediale dove musica e video si fondono in tempo reale con la musica che suoniamo sul palco.

3) Nelle tue canzoni ti piace raccontare storie vissute in prima persona o immaginarie?

Direi entrambe, ma filtrate attraverso una visione cinematica. Anche quando parto da qualcosa di reale, tendo a trasformarlo in una storia simbolica o surreale, come se fosse una scena di un film. Di sicuro mi interessa più la sensazione o l’immagine che lascia, piuttosto che il racconto letterale.

4) L’artista con cui vorresti collaborare?

Ce ne sarebbero tanti, ma se devo scegliere direi forse Brian Eno: rappresenta quella libertà creativa che mi ispira, la capacità di muoversi tra generi e di reinventarsi continuamente.

5) Per te la musica cos’è? Cosa riesce a darti emotivamente?

La musica per me è un linguaggio universale, e forse anche una forma di meditazione attiva. È il modo in cui riesco a ordinare il caos del mondo e trasformarlo in qualcosa di bello. Quando suono o compongo, entro in uno stato in cui tutto trova il suo equilibrio — è terapeutico e allo stesso tempo profondamente vitale.

6) Prima di uno spettacolo, qualche istante prima di entrare in scena, quali sono le tue sensazioni?

Un misto di concentrazione e adrenalina. Cerco il silenzio dentro di me, anche solo per pochi secondi, e poi lascio che l’energia faccia il resto. È come aprire una porta e tuffarsi in un flusso che ti trascina: ogni volta diverso, ogni volta unico.

7) La frase del tuo nuovo brano che il pubblico dovrebbe portare sempre con sé?

Qualcosa come “Stand your ground, even when the landscape changes” — una frase che rappresenta bene il senso di “Grey Horse’s Standpoint”: restare fedeli a sé stessi anche quando tutto intorno si trasforma.

8) Grazie per essere stato con noi.

Grazie a voi e a chi ci ha seguito! Continuate a sostenere la musica indipendente e gli artisti che cercano nuove strade. Vi invito ad ascoltare “Paparazzi, Izakayas and Cowboys” e a seguirne l’evoluzione — sarà un bel viaggio tra far west e visioni futuristiche!

Pubblicato da Musica Magazine

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