
Con “Una citta’ come tante”, Dario Bonelli racconta di una storia
d’amore finita.
Il protagonista non ama più quella persona da anni, ma ogni cosa nella
città — le luci, i luoghi, le abitudini continua a riportarlo a lei.
Dentro di lui risuona sempre la stessa domanda: “Pensi ancora a
me?”
Non è una domanda che cerca davvero una risposta, ma una
conferma emotiva: il desiderio di non sentirsi completamente
dimenticato.
Ma il brano nasconde un significato più profondo, racchiuso nella
frase chiave:
“E che la vita è bella solo quando non sei tu.”
La frase parla del protagonista e del suo modo di affrontare o
evitare il dolore.
La frase significa: la vita sembra bella solo quando non sono me
stesso, quando recito, quando fingo, quando indosso quella maschera
che la società oggi sembra richiedere.
Per sembrare felici bisogna apparire forti, sempre in ordine.
Insomma, la vita è più sopportabile solo se interpreti un ruolo.
Quando indossa una maschera, sembra che la vita funzioni
meglio.
Viviamo in un’epoca in cui essere se stessi non basta più: bisogna
mostrarsi felici, solidi, perfetti.
La felicità diventa un costume, non uno stato reale. Il
protagonista lo ha capito subito dopo la fine del rapporto.
La canzone è stata realizzata presso lo studio di
registrazione Rocket Hack Record (Etichetta: ParoleSuoni / Radio
Rossa Records)
BIOGRAFIA
Dario Bonelli è un artista e producer genovese che unisce il
cantautorato ad un sound musicale pop rock / Alternative Rock.
Pianista dall’età di 8 anni, entra per tre volte a far parte dei
finalisti dell’Accademia della canzone di Sanremo
Come frontman della band Desnuda, nel 1997 vince la selezione
ligure di Rock Targato Italia.
Scrive per vari artisti e collabora con Autori del calibro di
Federica Abbate e Daniele Stefani.
Tra il 2012 e il 2013 pubblica gli album indie “Sigarette” e
“Microorganismi”
La vittoria del concorso nazionale Senza Etichetta lo porta a
partecipare e a diplomarsi al CET di Mogol
Dal 2020 le canzoni del progetto ARIDO vengono trasmesse da
numerosi network nazionali come Radio 105 e RDS.
L’INTERVISTA
1) Ciao, grazie per essere qui con noi, parlaci te.
Ciao e grazie a voi. Sono Dario Bonelli, cantautore e producer. Vengo da una lunga strada fatta di musica, scrittura e produzione, sempre con l’esigenza di raccontare quello che vedo e quello che sento, senza filtri. Mi interessa più la verità emotiva che la perfezione, più l’atmosfera che la posa. Scrivo canzoni per chi si riconosce nelle crepe, non nelle vetrine.
2) Raccontaci del tuo nuovo lavoro discografico.
“Una città come tante” è un brano che parla di relazioni, ma anche di identità. È una canzone che racconta cosa succede quando vivi in un contesto che ti chiede continuamente di indossare una maschera: nei rapporti, nel lavoro, nella quotidianità. La città diventa uno sfondo emotivo, quasi un personaggio, che ti osserva mentre cerchi di restare a galla.
3) Nelle tue canzoni ti piace raccontare storie vissute in prima persona o immaginarie?
Quasi sempre parto da qualcosa di vissuto, anche se poi lo trasformo. Non mi interessa il racconto autobiografico puro, ma quello che può diventare universale. Prendo emozioni reali e le sposto di qualche grado, così chi ascolta può entrarci dentro e farle proprie.
4) L’artista con cui vorresti collaborare?
Mi piacerebbe collaborare con artisti che mettono l’urgenza prima della strategia. Persone che scrivono perché non possono farne a meno, non perché devono riempire un calendario. Più che un nome preciso, cerco affinità emotive.
5) Per te la musica cos’è? Cosa riesce a darti emotivamente?
La musica per me è un posto sicuro. È uno spazio dove posso dire cose che a voce farei fatica a spiegare. Emotivamente mi dà equilibrio: mi aiuta a rimettere ordine quando fuori è tutto confuso. È una forma di sopravvivenza, prima ancora che un lavoro.
6) Prima di uno spettacolo, qualche instante prima di entrare in scena, quali sono le tue sensazioni?
C’è sempre una tensione sottile, una specie di silenzio dentro. È un misto di adrenalina e concentrazione. In quel momento sparisce tutto il resto: rimane solo il bisogno di essere sincero, di non recitare.
7) La frase del tuo nuovo brano che il pubblico dovrebbe portare sempre con sé?
“E che la vita è bella solo quando non sei tu.”
È una frase scomoda, ma vera: parla di quanto spesso siamo costretti a fingere per stare bene, o almeno per sembrare tali.
8) Grazie per essere stato con noi.
Grazie a Musica Magazine. Continuate a cercare canzoni che vi assomigliano, anche quando fanno un po’ male. A presto.